di Daria Rusu

Il bullismo è un fenomeno, purtroppo, è ancora molto presente. Ogni giorno, sia a scuola che sui social, capita che alcune persone vengano trattate in modo scorretto, magari con parole offensive o venendo emarginate dal gruppo. Questi atteggiamenti, che a volte possono sembrare insignificanti, hanno il potere di causare ferite emotive profonde e di lasciare segni che non sono visibili agli altri.

Insieme alla Professoressa Ricci e all’alunna Sara Calu abbiamo discusso insieme di questo fenomeno.

Professoressa, come affronta episodi di bullismo in classe o nella scuola in generale?

Negli anni ho visto molti episodi di bullismo e credo che la cosa più importante sia intervenire subito, senza rimandare. È fondamentale seguire sia la vittima che il bullo, perché spesso anche chi agisce in modo aggressivo ha delle difficoltà, che siano personali, familiari o caratteriali. Bisogna lavorare su entrambi per risolvere il problema alla radice.

Quali sono i segnali che un insegnante dovrebbe notare per capire se un alunno è vittima di bullismo?

Un segnale importante è il cambiamento di atteggiamento: un ragazzo solitamente socievole e aperto che diventa improvvisamente chiuso, silenzioso e distante potrebbe essere vittima di bullismo. Anche il rifiuto del dialogo con insegnanti e compagni è un campanello d’allarme. In questi casi, è essenziale avvisare la famiglia e instaurare un clima di fiducia per permettere alla vittima di esprimersi senza paura.

Cosa pensa che le scuole possano fare di più per prevenire il bullismo tra i ragazzi?

Le scuole dovrebbero creare un percorso antibullismo stabile, non limitarsi a incontri sporadici durante l’anno. E sarebbe importante avere momenti di confronto periodici con psicologi, educatori, insegnanti e genitori per prevenire e gestire il problema in modo continuativo.

Come incoraggia gli studenti a denunciare episodi di bullismo senza sentirsi vulnerabili o emarginati?

Per far sì che gli studenti si sentano sicuri nel denunciare, è necessario che abbiano un punto di riferimento adulto di fiducia nella scuola. L’insegnante deve saper creare un dialogo aperto e coinvolgere tutta la classe, affinché nessuno si senta solo o emarginato.

Secondo lei, quali sono gli effetti a lungo termine del bullismo sulla vittima e sul bullo?

Gli effetti possono essere molto gravi. Le vittime spesso sviluppano insicurezze, difficoltà a socializzare e bassa autostima, con conseguenze che possono durare anni. Anche il bullo, se non aiutato, rischia di crescere con atteggiamenti aggressivi e problematici. Per questo è fondamentale intervenire presto e offrire un supporto psicologico adeguato.

Che tipo di attività o iniziative educative sono più efficaci nel sensibilizzare i ragazzi riguardo al bullismo?

Le attività extrascolastiche che favoriscono la coesione del gruppo classe sono molto efficaci. Anche incontri con esperti, dibattiti e laboratori possono aiutare. È importante coinvolgere non solo gli studenti, ma anche i genitori e gli insegnanti, creando una rete di supporto solida.

Qual è il ruolo degli insegnanti e della comunità scolastica nel supportare le vittime di bullismo?

Il ruolo degli insegnanti è cruciale: devono aiutare la vittima a ritrovare serenità e autostima, facendola sentire parte integrante della comunità scolastica. Anche il personale scolastico, come collaboratori e dirigenti, deve essere un punto di riferimento per gli studenti. Il primo passo per risolvere il problema è parlarne.

Vuole aggiungere qualcosa dalla sua esperienza professionale?

Ho studiato molto il fenomeno e so che il bullismo si può prevenire e contrastare. Chi supera questa esperienza spesso diventa più sensibile e può aiutare gli altri. Il bullismo non esiste solo a scuola, ma anche nel mondo del lavoro e nella società. E un problema che va affrontato con serietà e collaborazione.

Quindi secondo lei in futuro si potrà eliminare questo atteggiamento?

Eliminare il bullismo completamente è difficile perché dipende dalla natura umana, ma sicuramente si può limitare e contrastare con le giuste strategie educative.

Passiamo ora a dare parola ad un’alunna, Sara Calu

Hai mai assistito a un episodio di bullismo a scuola?

No, ma se dovesse succedere, credo che in una scuola piccola come la nostra verrebbe preso molto seriamente. Tuttavia, è un fenomeno che può verificarsi ovunque.

Se dovesse mai succedere, come ti sentiresti?

Mi sentirei in dovere di intervenire. Non potrei restare a guardare, perché sarebbe ingiusto. Mi sentirei anche in colpa se non facessi nulla.

Cosa pensi che motivi una persona a bullizzarne un’altra?

Penso che il bullismo nasca spesso da problemi personali o familiari. Alcuni lo fanno per divertimento, ma dietro c’è quasi sempre una fragilità o un disagio.

Hai mai parlato con qualcuno di un episodio che hai visto o vissuto? Se sì, con chi?

Sì, l’argomento viene trattato nelle scuole, anche se non abbastanza. Ne parliamo in classe perché è importante far capire ai ragazzi la gravità del problema.

Perché secondo te non è molto trattato?

Il bullismo viene trattato, ma non a sufficienza. Spesso non si dà il giusto peso alle conseguenze emotive delle vittime, che possono essere molto gravi.

Qual è la tua opinione su come le scuole affrontano il bullismo?

Le scuole fanno qualcosa, ma non abbastanza. Dovrebbero approfondire di più il tema e sensibilizzare gli studenti in modo più efficace.

Cosa cambieresti se potessi?

Aumenterei le iniziative di prevenzione e farei capire ai ragazzi che il bullismo non è un gioco. Anche tra amici, certi comportamenti non devono essere sottovalutati.

Cosa faresti se vedessi un amico vittima di bullismo?

Lo difenderei e cercherei di capire la situazione, perché è importante sapere come è iniziata la lite. Bisogna sempre analizzare il contesto prima di agire.

Secondo te, come si può aiutare una persona che viene bullizzata a sentirsi più sicura di sé?

Parlare con un adulto di fiducia o con uno psicologo può essere di grande aiuto. Ed è importante far capire alla vittima che l’opinione negativa degli altri non deve influenzare il valore che ha di sé.

Se una persona non vuole capire, è inutile insistere. Si può provare a fargli vedere le conseguenze delle sue azioni, ma se non cambia atteggiamento, bisogna intervenire con misure più

Credi che i social network abbiano un ruolo importante oggi?

Sì, il cyberbullismo è molto diffuso perché dietro uno schermo le persone si sentono più libere di offendere senza conseguenze. Questo rende il problema ancora più difficile da controllare.

Secondo te, andando avanti con questi progressi, in futuro si potrà eliminare il bullismo?

No, perché ci sarà sempre qualcuno pronto a giudicare e a ferire gli altri. Si può limitare, ma non eliminare del tutto.

E perché molti ragazzi o ragazze non chiedono aiuto a degli adulti?

Per paura o vergogna. Spesso pensano che, denunciando, la situazione possa peggiorare e che il bullo possa reagire in modo ancora più aggressivo.